Con l’avvicinarsi della Giornata Mondiale dell’Endometriosi, che si celebra il 28 marzo, vogliamo dedicare un approfondimento a questa patologia delicata e complessa, di cui non si ha sempre sufficiente consapevolezza. L’endometriosi è una condizione che può passare inosservata per tanto tempo, purtroppo, sebbene possa avere un impatto notevole sulla vita della donna, in certi casi. La diagnosi precoce, invece, è fondamentale, proprio perché è una problema che tende a progredire con il passare del tempo: diagnosticarlo e cominciare a trattarlo prontamente, quindi, permette di migliorare la qualità della vita e di evitare possibili conseguenze sulla fertilità. 

In questo articolo, in particolare, vogliamo soffermarci su come si scopre l’endometriosi, facendo luce sui sintomi a cui è bene prestare attenzione e sugli esami che in genere si utilizzano per diagnosticarla. Pensiamo infatti sia importante avere maggiori informazioni in merito, non per creare ansie e allarmismi, ma per saper riconoscere quei segnali che dovrebbero indurci a chiedere un parere medico. Se abbiamo dubbi o incertezze, infatti, è importante rivolgerci con fiducia al nostro medico o ginecologo, perché sono le figure che sapranno rispondere a tutte le nostre domande, alleviare le nostre preoccupazioni e indirizzarci verso il percorso più corretto.

Vediamo insieme, dunque, come si riconosce l’endometriosi, come si manifesta e l’iter diagnostico generalmente usato. 

Cos’è l’endometriosi: uno sguardo generale su questa patologia femminile

Prima di entrare nello specifico, conosciamo meglio questa problematica e che cosa implica. L’endometriosi è una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale – che normalmente si trova solo sulla parete interna dell’utero – in aree esterne alla cavità uterina, ad esempio nelle ovaie, nella vescica, nell’intestino, nel setto retto-vaginale, ossia la membrana che separa la vagina dal retto. 

Questa patologia non sempre causa dei sintomi, ma in altri casi provoca fastidi e disturbi che, talvolta, possono influire anche in modo importante sulla vita quotidiana della donna come, ad esempio, dolore nella zona pelvica, che tende a peggiorare durante le mestruazioni, dolore durante i rapporti sessuali, ma anche possibili problemi di infertilità, come abbiamo visto parlando di endometriosi e gravidanza

Come spiegato nell’approfondimento dedicato ai sintomi dell’endometriosi, la presenza di manifestazioni come queste non significa necessariamente che si soffra di questo problema, perché si tratta di segnali che possono essere indotti anche da condizioni diverse. Sono comunque indizi da non sottovalutare e di cui è bene parlare con il medico per capirne le cause.

Quali esami servono per diagnosticare l’endometriosi?

Il percorso per diagnosticare l’endometriosi può non essere semplice, ma affidarsi con fiducia al proprio medico permetterà di seguire questo cammino con maggiore serenità, seguendo le indicazioni che ci darà lo specialista e sottoponendoci agli esami eventualmente prescritti. 

Per verificare la presenza di questa condizione, generalmente si comincia da un’accurata anamnesi, durante la quale il medico chiederà alla paziente quali sintomi avverte, le zone in cui prova dolore, le patologie di cui soffre o di cui ha sofferto in passato. Segue in genere un esame fisico che può fornire indicazioni riguardo a una possibile endometriosi. 

Può essere necessario effettuare anche degli esami come un’ecografia pelvica – spesso si tratta di un’ecografia transvaginale che può aiutare a rilevare delle cisti causate dall’endometriosi presenti ad esempio nell’utero, nelle ovaie, o in altri organi della pelvi, oppure una risonanza magnetica per immagini (RMI). Come riporta il Ministero della Salute, secondo il recente aggiornamento delle linee guida sulla diagnosi e il trattamento dell’endometriosi (avvenuto nel 2022), la laparoscopia non è più ritenuta il gold standard per la diagnosi e viene suggerita solo nei pazienti con risultati dei test di imagine negativi e nei quali la terapia non ha avuto successo. In ogni caso, sarà il medico a proporre l’iter diagnostico più opportuno, con gli esami e gli step più utili in base alla situazione specifica.

madre e figlia si abbracciano, la madre dà un bacio sulla guancia alla figlia

skynesher/gettyimages.it

Diagnosi tempestiva: un passo fondamentale per trattare e contenere l’endometriosi

Di fronte a sintomi che destano sospetto, quindi, è sempre bene confrontarsi con il medico di base o con il ginecologo, senza allarmismi, ma con l’intento di far luce sui disturbi che si provano, consapevoli del fatto che diagnosticare precocemente una condizione come l’endometriosi è molto importante. Trattandosi infatti di una malattia progressiva, prima si riesce a diagnosticare e prima è possibile curarla nel modo giusto e frenare il suo sviluppo, l’impatto sulla vita quotidiana e le possibili conseguenze sulla fertilità.

Per quanto riguarda il trattamento, ancora non è disponibile una cura definitiva. In genere si adotta un approccio personalizzato volto a ridurre i sintomi e a contenere la progressione della patologia, attraverso l’uso di farmaci o la chirurgia. Tuttavia, se l’endometriosi provoca solo disturbi leggeri o non causa problematiche di altro tipo, ad esempio legate alla fertilità, è possibile anche che non serva un trattamento specifico. 

 

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Fonti:

gavazzeni.it

humanitas-care.it

issalute.it

msdmanuals.com

hsr.it

Ministero della Salute


Immagine in evidenza di fotostorm/gettyimages.it

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