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L’anemia mediterranea, detta anche beta-talassemia (dal termine greco ταλασσα, che vuol dire mare), deve il suo nome al fatto che è maggiormente diffusa tra le popolazioni del Mar Mediterraneo. In particolare, In Europa si concentra soprattutto in Grecia, sulle coste turche e nelle isole, comprese Sicilia e Sardegna che, insieme alla Ciociaria e alla zona del delta del Po, sono tra i luoghi più colpiti. È diffusa inoltre nella Cina meridionale e nel Sud est asiatico, in Iran e in Africa. Si calcola che nel nostro paese ci siano circa 6.500 casi e almeno 3 milioni di portatori sani. Approfondiamo meglio questo tema, per capire come si manifesta questa malattia e quali terapie esistono.
L’anemia mediterranea o eritroblastica è una malattia ereditaria del sangue. Chi ne è affetto possiede una minor quantità di globuli rossi ed emoglobina rispetto al normale: ciò causa una carenza di ossigeno nell’organismo. L’entità del disturbo, i sintomi e le conseguenze sono variabili: nei casi più gravi è necessario ricorrere a periodiche trasfusioni, in molte altre forme, quelle più diffuse, è meno invalidante e, in ogni caso, oggi la malattia non è più mortale come un tempo.
La beta-talassemia viene diagnosticata tramite esami del sangue, con il riscontro di globuli rossi di dimensioni irregolari, più scarsi e più piccoli della norma.
Esistono 3 diverse forme di anemia mediterranea, classificate in base alla gravità del disturbo:
Kite-rin/shutterstock.com
L’emoglobina che si trova all’interno dei globuli rossi ha il compito di portare l’ossigeno alle varie parti del corpo e in un adulto sano non dovrebbe scendere sotto i 12 o 13 gr/dl circa (a seconda del sesso). La sua riduzione, dovuta a quella dei globuli rossi nel sangue, comporta sintomi che caratterizzano l’anemia mediterranea, ma che tuttavia variano molto in base alla forma del disturbo e che sono gravi soprattutto in quella major. Nei soggetti che ne soffrono si riscontrano:
Le cause della beta-talassemia sono genetiche, in particolare dovute alla mutazione del gene HBB, responsabile della formazione della proteina beta-globina e indispensabile per quella dell’emoglobina adulta. Esistono individui che, pur avendo tale difetto genetico, sono portatori sani e conducono una vita normale. Tuttavia, anche tale condizione comporta dei rischi, poiché se anche il partner è portatore sano (o malato) potrebbero nascere figli a loro volta affetti dalla malattia: vi è circa un 25% di possibilità che il bambino contragga una forma grave, un altro 25% che non sia malato e un restante 50% che sviluppi una forma leggera della patologia.
Durante la gravidanza, attraverso test molecolari si può verificare se il bambino nascerà con anemia mediterranea. In questo caso i test prenatali da effettuare sono l’amniocentesi, che viene solitamente fatta tra la sedicesima e la diciottesima settimana di gravidanza, e la villocentesi, che deve essere eseguita, invece, tra l’undicesima e la tredicesima settimana.

I talassemici sono più soggetti a sviluppare diverse patologie, a causa delle minori difese immunitarie. Inoltre, le frequenti trasfusioni di sangue che l’anemia mediterranea in forma grave comporta, creano un accumulo di ferro, con il rischio di una tossicosi che può danneggiare gli organi, come il fegato e il cuore.
Uno dei siti di produzione dei globuli rossi è il midollo osseo il quale, per compensare la carenza, si sforzerà per produrne di più. Sottoposto a questa grande pressione tenderà a formare ossa più lunghe e fragili, con conseguente rischio di osteoporosi. Discorso simile riguarda la milza, altro sito di produzione dei globuli rossi, che andrà incontro allo stesso sforzo, con conseguente ingrandimento dell’organo, che viene in questo modo “distratto” da altre sue funzioni, ovvero proteggere l’organismo dalle infezioni.
Tra le conseguenze della beta talassemia nelle forme più gravi, possiamo trovare anche:
Le persone affette da anemia mediterranea, tuttavia, risultano maggiormente protette verso la malaria. Questo accade poiché i globuli rossi sono piccoli e scarsi, quindi il parassita plasmodio trova un sistema ematico non efficiente e non riesce a sfruttarlo a suo vantaggio.
Se i livelli di ferro sono troppo alti si può ricorrere a terapia chelante, che consiste in una microinfusione con un farmaco in grado di ripulire l’organismo da metalli e tossine in eccesso. Tuttavia, si tratta di una cura che risulta pesante per il paziente, per cui è consigliata solo in casi di estrema necessità, che potranno essere valutati da uno specialista. Generalmente, l’anemia mediterranea major (e a volte anche intermedia), prevede un trattamento con trasfusioni di sangue, anche 8 volte all’anno nei casi più gravi, mentre nella forma intermedia sono sufficienti alcuni cicli quando l’emoglobina risulta troppo bassa.
In alcuni casi si può ricorrere al trapianto di midollo osseo, l’unica terapia “definitiva”. Questo avviene tramite cellule staminali di un donatore compatibile, nella maggior parte dei casi un familiare. Tuttavia, le probabilità di trovarlo sono inferiori al 30%, senza considerare le controindicazioni e i rischi di questo tipo di trapianto, tra cui il rigetto da parte dell’organismo. Per tali motivi questa procedura è riservata solitamente a casi rari, in presenza di persone affette da una forma molto grave di talassemia e con fratelli disponibili alla donazione.
Di recente, infine, è stata approvata dall’EMA (Agenzia Europea per il farmaco) una terapia genica di nuova generazione per il trattamento dei casi più gravi di talassemia. Finora è stata sperimentata su una cinquantina di pazienti, che hanno assunto i farmaci e sono stati monitorati dopo la fine della cura: in 56 mesi nessuno di loro ha più avuto bisogno di trasfusioni. I dati sono stati presentati a fine 2018 durante il Congresso di Ematologia negli Stati Uniti e rappresentano una considerevole passo avanti che potrebbe fare la differenza per chi soffre di anemia mediterranea.

Le persone affette da beta-talassemia dovrebbero condurre una vita regolare, a partire da una dieta equilibrata. Questi gli accorgimenti da tenere a mente:
Naturalmente, ogni accorgimento va adottato sotto consiglio medico e in base alla propria condizione.
Altro aspetto che si è rivelato molto utile nel migliorare le condizioni di vita e la salute dei talassemici è praticare regolare attività fisica, in particolare sezioni di esercizi ad hoc da svolgere con un fisioterapista.
A tal proposito nei casi più gravi, in cui la malattia richiede terapie periodiche continue, può essere utile valutare una polizza assicurativa come i Piani Individuali di UniSalute, pensati per andare incontro alle diverse esigenze di chi vuole tutelare la propria salute e avere a disposizione un team di esperti qualificati.
L’anemia mediterranea può essere una malattia grave, tuttavia nella maggior parte dei casi si presenta in forma leggera, per cui la giusta attenzione al movimento e all’alimentazione, insieme alla terapia più idonea, possono migliorare significativamente la qualità della vita delle persone che ne sono affette.
Avete altre curiosità a riguardo?
Articolo scritto in collaborazione con Elena Rizzo Nervo
Fonti
humanitas.it
anemiamediterranea.it
ashclinicalnews.org
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