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La disidratazione è la condizione nella quale si verifica un’insufficienza di liquidi: questa problematica si presenta quando l’organismo perde più acqua di quella che viene introdotta.
Prestare attenzione a una corretta idratazione è importante a ogni età, e in particolar modo quando si tratta di persone anziane che, come vedremo, corrono maggiori rischi legati alla carenza di liquidi. Durante la terza età, infatti, sia per una minore sensibilità verso la sensazione di sete che per la possibile presenza di patologie concomitanti e di una graduale mancanza di autonomia, si corre maggiormente il rischio di disidratarsi.
È quindi molto importante sapere come riconoscere per tempo i sintomi della disidratazione negli anziani, in modo da intervenire tempestivamente ed evitare gravi conseguenze. Proprio per questo, oggi vediamo insieme a quali campanelli d’allarme prestare attenzione, e approfondiamo come prevenire e curare questa condizione.
Il corpo umano è formato per il 70% di acqua, elemento che permette lo svolgimento di numerosi funzioni vitali, come:
Proprio perché quotidianamente l’acqua viene espulsa in modo fisiologico, è fondamentale che essa venga reintegrata tramite un corretta assunzione di liquidi e un’alimentazione bilanciata, proprio per evitare di sviluppare una condizione di disidratazione che, come vedremo, può avere conseguenze molto gravi soprattutto nelle persone anziane.
Come accennato, il nostro organismo è in uno stato di disidratazione quando è presente una quantità di liquidi inferiore rispetto alla soglia necessaria per il corretto svolgimento delle funzioni vitali.
AaronAmat/gettyimages.it
Gli anziani, durante tutto l’anno e in particolare in estate, corrono questo rischio più delle persone giovani. La motivazione risiede in diversi fattori, tra cui:
Quali sono, quindi, le conseguenze di questa condizione? Vediamo insieme le più frequenti:
Secondo le linee guida diffuse dall’Associazione Geriatri, quando ci troviamo davanti a una disidratazione in percentuale – ovvero perdita di liquidi rispetto al peso corporeo – del 2% si altera la termoregolazione e il volume plasmatico, se la percentuale si avvicina al 5% insorgono crampi, vomito, stipsi, debolezza diffusa, con una percentuale del 7% si corre il rischio di insufficienza renale e altre infezioni, e se la disidratazione si avvicina al 10% il rischio per la sopravvivenza è purtroppo elevato.
Come riconoscere, quindi, se lo stato di disidratazione in una persona anziana è in corso? Vediamo insieme a quali parametri è importante prestare attenzione: la raccomandazione è di non sottovalutare nessuno di questi segnali e di agire tempestivamente, consultandosi con il medico di riferimento in caso di dubbi o necessità.
I principali segnali della disidratazione sono in parte le conseguenze della disidratazione stessa. Ecco perché è bisogna controllare uno o più dei seguenti campanelli di allarme:
fizkes/gettyimages.it
Come sappiamo, può non essere facile capire subito la condizione generale di una persona anziana, specialmente se si trova in una situazione di difficoltà dovuta ad altre patologie concomitanti. Ecco perché, purtroppo, può capitare che i sintomi della disidratazione vengano confusi con altri malesseri, oppure ignorati perché considerati parte di un quadro di disturbo più ampio.
Proprio per questo, segnaliamo che è possibile effettuare un rapido test sulla mano dell’anziano, tirando un lembo di pelle del palmo e osservando cosa succede:
Se ci accorgiamo che la persona anziana si sta disidratando, è necessario agire quanto prima.
Se il processo è all’inizio, e non ci sono quindi manifestazioni gravi, la prima cosa da fare è reintegrare i liquidi, facendo quindi bere l’anziano da un bicchiere o con una cannuccia. In questo caso, si può tenere presente questa proporzione:
Se invece la persona non beve, oppure se la disidratazione è già in uno stato avanzato, bisognerà introdurre i liquidi necessari con una flebo di soluzione idroelettrolitica, come una soluzione salina isotonica, fisiologica o glucosata: in questo caso sarà assolutamente necessario contattare il medico di riferimento, e concordare la miglior terapia.
In un caso come questo, la miglior cura è la prevenzione: attraverso il monitoraggio costante e l’accudimento della persona anziana è possibile evitare che non si idrati correttamente. Vediamo insieme come si può fare.
Inside Creative House/gettyimages.it
In generale, sia che la persona sia ancora autosufficiente sia che invece sia affiancata da un operatore sanitario, è importante stabilire un protocollo di assunzione di liquidi quotidiano e una serie di “buone pratiche” da adottare:
Un ottimo strumento per essere certi che la persona anziana assuma liquidi è creare una scheda di monitoraggio, ovvero una semplice tabella nella quale tenere traccia di tutti i liquidi assunti durante il giorno.
Questo metodo viene utilizzato spesso anche nelle case di riposo, per tutelare la salute degli ospiti ed essere certi del loro processo di idratazione quotidiana, e può essere facilmente replicato anche a casa.
È importante sapere che il Ministero della Salute ha messo a disposizione una serie di linee guida dedicate agli anziani non autosufficienti e alle persone che si occupano di loro – sia a domicilio che in strutture di cura – per prevenire la disidratazione e i colpi di calore durante l’estate.
mediaphotos/gettyimages.it
Di seguito alcune delle informazioni utili:
Come abbiamo visto, è possibile prevenire la disidratazione con una serie di accorgimenti che fanno parte del delicato processo di accudimento ed educazione di una persona anziana: la salute, durante la terza età, può essere fonte di preoccupazione sia per il diretto interessato che per i suoi familiari. Proprio per questo, può essere utile sapere che ci sono polizze come Assistenza Domiciliare over 65 di UniSalute, che permettono di accedere a cure e consulenze per la salute di un familiare anziano e prestazioni mediche a tariffe agevolate. Una possibilità di questo tipo potrebbe essere una sicurezza in più per chi vive solo, o per chi ha genitori o parenti anziani distanti.
Avete mai valutato questa eventualità?
Fonti:
salute.gov.it
simg.it
associazionegeriatri.it
news-medical.net
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